Collettivo Linea S: ai nastri di partenza!

collettivo linea s

Succede che cinque persone, con discreta passione per la scrittura ed elevato grado di follia, si ritrovano a frequentare lo stesso laboratorio di scrittura (Officina Letteraria, che peraltro sta ripartendo con un programma molto interessante).

Succede che le cinque persone di cui sopra si annusano per un po’, si respirano, si frequentano, si piacciono.

Succede che si ritrovano a fare un paio di reading insieme, e la cosa li diverte un sacco.

Succede che una sera, allo Jalapeno di via della Maddalena, decidono di provarci e formare un collettivo.

Nasce tutto così, a cavallo di questi mesi: giri di mail e birra a fiumi per spronarci a scrivere, comporre, realizzare.

Primo tema: i rifiuti.

Ne è nata una storia composta da 5 racconti e 1 poesia (+ 1 racconto guest star), che sabato 30 agosto sarà letta e interpretata dal team di attori della Banda Martini, durante l’Expo Fontanabuona Tigullio. Si parlerà di amori finiti, case che si sbriciolano, compostiere e poltrone che parlano, tormenti del rifiuto interiore, del come dare nuova vita agli oggetti, anche ai più insignificanti.

Per chi non potrà seguire il reading, presto leggerete tutto questo. Sul blog fresco di stampa, naturalmente.

E fra settembre e ottobre, altri due reading sono già in programma.

Ai nastri di partenza: nasce il Collettivo Linea S.

Antonia

antonia-pozzi

Antonia ha avuto una vita breve, agiata e tormentata. Figlia della borghesia lombarda, figlia delle Alpi, figlia della poesia delle parole ma anche di quella delle immagini. Pochi mesi prima di morire, donò all’uomo amato (ma da cui non era ricambiata) le sue fotografie, poiché lui le aveva spesso ripetuto che era in quegli scatti che meglio si vedeva la sua anima.

Ho visitato qualche giorno fa la mostra allestita al palazzo comunale di Camogli: l’anima di Antonia emerge dagli alberi di Paraggi e Punta Chiappa, dalle mani sapienti delle artiste che tessono le reti da pesca, dalle barche che attraccano al porticciolo, dai bambini che curiosano, rincorrono, si nascondono. Dagli sguardi della gente di una terra di mare, lei che era soprattutto donna di montagna.

Una mostra da vedere, così come il documentario Il cielo in me che la accompagna, per (ri)scoprire una poeta dalla profonda passione, che così un tempo scrisse:

Per troppa vita che ho nel sangue
tremo
nel vasto inverno.
E all’improvviso,
come per una fonte che si scioglie
nella steppa,
una ferita che nel sonno
si riapre,
perdutamente nascono pensieri
nel deserto castello della notte.
Creatura di fiaba, per le mute
stanze, dove si struggono le lampade
dimenticate,
lieve trascorre una parola bianca:
si levano colombe sull’altana
come alla vista del mare.
Bontà, tu mi ritorni:
si stempera l’inverno nello sgorgo
del mio più puro sangue,
ancora il pianto ha dolcemente nome
perdono.

(Sgorgo – 12 gennaio 1935)